Ortognatodonzia e bambini: come risolvere cattive abitudini e problemi della bocca

L’odontoiatria, si sa, è l’alleata della salute del nostro sorriso. In cosa si distingue, invece, l’ortognatodonzia?

“L’ortognatodonzia è una branca dell’odontoiatria che si occupa della prevenzione e della correzione delle malocclusioni. In parole semplici, si tratta di quelle anomalie nella posizione e nello sviluppo della bocca dei bambini: non si occupa solo dei denti, la cura della salute della bocca di adulti e bambini include, infatti, anche il corretto sviluppo e funzionamento della mandibola e del mascellare superiore. “Ortognatodonzia” è una parola composta che deriva dal greco: orthos, dritto, gnathos, mascella, e odontos, denti”.

A cosa serve portare l’apparecchio ai denti?

“Il trattamento ortodontico ha l’obiettivo di creare una funzione masticatoria efficiente, un allineamento dei denti corretto e una buona estetica di viso e bocca. Quindi, in gergo tecnico, di correggere le malocclusioni”.

Quali sono le cause che lo rendono necessario?

“Le cause di una malocclusione possono essere genetiche, possono cioè essere ereditate dai genitori, o possono insorgere, in modo occasionale, a seguito di fattori esterni, cosiddetti ambientali, come le cattive abitudini in famiglia. In quest’ultimo caso, le loro conseguenze dipendono dal periodo di insorgenza, dalla loro frequenza e dalla loro intensità. Le abitudini viziate o funzioni non fisiologiche (tra cui succhiamento non nutritivo, deglutizione atipica e respirazione orale) sono abitudini non corrette del bambino che, se prolungate nel tempo, interferiscono sul corretto sviluppo della bocca e della crescita cranio-facciale determinando, così, una malocclusione”.

Quando il piccolo non smette di succhiare il pollice…

Cosa si intende per succhiamento non nutritivo e quali sono le sue conseguenze nello sviluppo della bocca dei più piccoli?

“Il pollice ma non solo. Il succhiamento non nutritivo (termine tecnico utilizzato in odontoiatria) consiste nel succhiamento di un dito, ma anche del ciuccio, di un labbro o di un oggetto. È un succhiamento fine a sé stesso, con il quale i piccoli danno spesso sfogo al proprio stress (paure e insicurezze, prevalentemente); questo gesto - occorre sottolinearlo - non è in alcun modo utile alla nutrizione e non è legato a una richiesta di nutrizione Un vizio frequente tra i più piccoli, ma presente talvolta anche in alcuni adolescenti che, per vari motivi, si trascinano questa abitudine viziata oltre un tempo considerato naturale”.

Per evitare la deformazione della bocca, a quale età è consigliabile che il bambino smetta di ciucciare e dica addio al succhiotto?

“La maggior parte dei bimbi interrompe l’abitudine a succhiare il dito o il succhiotto, o altri oggetti, tra i due e i quattro anni di età, ma alcuni continuano anche oltre”.

Il rischio che si sviluppi una malocclusione dovuta al succhiamento è dietro l’angolo: i genitori devono prestare molta attenzione a questo vizio consolatorio che non è così innocuo come potrebbe sembrare. ‘Quando il bimbo piange, si tranquillizza solo se si mette il dito in bocca e io lo lascio fare’: niente di più sbagliato, cari genitori! Alla lunga il bambino svilupperà una bocca problematica e si dovrà ricorrere all’aiuto dell’odontoiatra e dell’ortognatodontista. Il rischio è maggiore quanto più a lungo e più intensamente il piccolo paziente protrae questo vizio”.

Quali sono i rischi più frequenti?

“La malocclusione, come detto. La più frequente è quella caratterizzata dal palato stretto (crossbite posteriore, in linguaggio tecnico), morso aperto anteriore, aumento della distanza tra i denti superiori e inferiori (sul piano sagittale, overjet) e proinclinazione, cioè l’inclinarsi in avanti dei denti incisivi superiori (in questo caso, talvolta, si creano degli spazi tra questi chiamati diastemi)”.

In che modo avviene la riduzione del palato e come si può contrastare?

“La riduzione del diametro del palato avviene a causa del risucchio, cioè la pressione negativa che si genera all’interno della bocca durante il succhiamento. Il morso aperto anteriore è invece dovuto alla presenza del dito o del succhiotto che, premendo sugli incisivi superiori, li inclinano verso l’esterno. L’espansore del palato è utile per correggere questo difetto chiamato crossbite, migliorare la dimensione del palato e ripristinare il normale flusso dell’aria attraverso le cavità nasali”.

A cosa deve prestare particolarmente attenzione un genitore? Ci sono dei ciucci meno “pericolosi” di altri per quanto riguarda la salute della bocca dei bambini?

“Bisogna dire una grande verità spesso sottovalutata: il succhiamento del dito (pollice o altre dita) è più dannoso rispetto a quello del succhiotto! Specie se il succhiotto è di forma anatomica. Come mai? Perché le dita delle mani sono più dure. E poi perché a differenza del ciuccio, che prima o poi si butta e si allontana dalla bocca, ovviamente il dito è sempre lì, disponibile a essere succhiato. Non ha, per così dire, ‘una data di scadenza’ controllabile da parte dei genitori”.

Deglutizione atipica, di cosa si tratta?

“Facciamo una premessa. La deglutizione è l’atto che permette di ingerire il cibo dopo esser stato masticato e pre-inumidito dalla saliva. Tecnicamente è la progressione e il trasporto del bolo alimentare, della saliva e dei liquidi dalla cavità orale allo stomaco. Mentre i neonati, per deglutire, posizionano la lingua tra le due gengive prive di denti (edentule), negli adulti la punta della lingua va a posizionarsi sul palato dietro ai denti incisivi. Il passaggio tra la deglutizione infantile e quella adulta avviene gradualmente in un periodo di 12-15 mesi, quello nel quale iniziano a spuntare i primi dentini. Ma se la deglutizione non cambia naturalmente intorno all’anno d’età, possono verificarsi degli spiacevoli inconvenienti. Se la deglutizione infantile non viene sostituita da quella adulta si avrà una condizione non fisiologica che si chiama “deglutizione atipica”, che è caratterizzata dal posizionarsi della punta della lingua fra le arcate dentarie”.

Cosa si intende per respirazione orale nei bambini? In che modo questa influisce sul corretto sviluppo dei denti e della bocca nel suo complesso?

“Semplicemente quando si respira con la bocca invece che con il naso. Con la respirazione orale il flusso dell’aria inspirata percorre il canale orofaringeo (bocca) anziché quello rinofaringeo (naso). Questa situazione è normale in condizioni di esercizio fisico, a causa dell’aumentata richiesta di ventilazione, ma non lo è se diventa un’abitudine frequente o, peggio, la normalità; in questi ultimi casi occorre attivarsi e consultare uno specialista. Nel bambino in fase di crescita, la respirazione orale condiziona la crescita dell’apparato stomatognatico, cioè di tutte le strutture che formano la bocca nel suo complesso e che operano nella nutrizione, nella masticazione e nella deglutizione. A livello della bocca, i piccoli pazienti “respiratori orali” (quelli cioè che respirano inspirando attraverso la bocca) tendono a sviluppare una serie di problematiche: deglutizione atipica con posizionamento anomalo della lingua, un morso aperto e un palato stretto e ogivale a causa del lavoro errato dei muscoli. Il viso si mostra allungato e stretto e si assiste a una riduzione dello sviluppo delle fosse nasali; la lingua assume una postura bassa e, non toccando il palato, non consente un corretto modellamento della parte alta della bocca, cioè del mascellare superiore. Le labbra non si chiudono a riposo e questo facilita lo sventagliamento degli incisivi superiori”.

Durante l’allattamento, si può dare alle mamme qualche consiglio pratico per evitare di rovinare la bocca e i futuri denti dei bambini?

“L'allattamento materno favorisce il corretto sviluppo delle ossa del viso ed è quindi preferibile rispetto a quello artificiale, mentre, dopo lo svezzamento, l’alimentazione solida favorisce il corretto sviluppo delle arcate dentarie. I bimbi che vengono allattati artificialmente possono sviluppare più frequentemente abitudini di succhiamento non nutritivo. Quindi, se possibile, è bene preferire l’allattamento naturale a quello artificiale”.

Come far interrompere al bambino il vizio di succhiarsi il dito?

“Per interrompere questo vizio ci sono alcuni suggerimenti: una tecnica efficace si basa non sul rimprovero ma sul premio. Semplicemente si consiglia, inizialmente, al genitore di non rimproverare il bambino mentre succhia il dito o il ciucciotto ma di premiarlo quando non lo fa. Successivamente, a questo possono associarsi motivazioni psicologiche e terapia con dispositivi ortodontico/funzionali, come un primo apparecchio e, in seguito, una rieducazione miofunzionale: si tratta di esercizi per correggere la postura e la funzionalità linguale, delle labbra e dei muscoli deputati alla masticazione, fonazione e deglutizione”.

… e il succhiotto?

“Per quanto riguarda il succhiotto, sarebbe corretto sospenderne l’utilizzo entro i 36 mesi di vita. Inoltre, è sconsigliatissimo l’uso, purtroppo ancora troppo diffuso tra i genitori o tra chi si prende cura dei piccoli, di intingere il succhiotto in sostanze dolci, come miele o zucchero, per renderlo maggiormente gradito ai piccoli. Così facendo, non solo si crea una dipendenza da ciucciotti e tettarelle invece di dissuaderne l’uso, ma si favorisce anche l’insorgenza della carie. Inoltre, offrire dello zucchero ai più piccoli è molto sconsigliabile nell’ottica della prevenzione del diabete. Il succhiamento è spesso legato a cause psicologiche come paure e insicurezze: in questo caso è utile trovare metodi alternativi (es. orsacchiotti di peluche) per confortare e calmare i bambini, o garantire ricompense nel caso interrompano l’abitudine. Esistono poi metodi più severi come requisire il succhiotto o apporre sul dito uno smalto dal sapore sgradevole”.

A che età i bambini devo essere portati alla prima visita dal dentista?

“Il periodo della vita in cui è meglio intercettare, modificare e controllare le abitudini viziate è quello che va dai 4 ai 6 anni di età. In questo periodo bisogna prestare la massima attenzione alla dentatura decidua (denti da latte, ndr), allo sviluppo del volto e della bocca oltre che a eliminare eventuali vizi”.

Quali altri consigli si possono dare ai genitori?

“Fin da piccoli è bene abituare i bambini alla figura dell’amico odontoiatra e ortognatodontista, ad esempio attraverso le prime visite, effettuate intorno ai 4 anni. Queste, solitamente gratuite, hanno lo scopo di portare il piccolo a familiarizzare con il luogo e le figure dei medici, incoraggiando una maggiore conoscenza ed educazione alla corretta igiene quotidiana. Successivamente, dai 5-6 anni in poi, i genitori potranno programmare delle visite periodiche con l’ortognatodontista. Così facendo, si avrà la situazione sempre sotto controllo e si potrà agire tempestivamente in tre modi: valutare quando è opportuno intervenire terapeuticamente, istruire fin da subito i genitori sull’igiene quotidiana e su comportamenti da evitare e, infine, motivare i bambini a interrompere le cattive abitudini”.

Molti bambini non sono collaboranti durante le sedute dal dentista e per questo non si riesce a curarli adeguatamente. Come fare in questi casi?

“È essenziale che il bambino sia collaborante, così che si faccia curare, adeguatamente, dal dentista. Per fare questo occorre, prima di tutto, che il genitore sia consapevole dei rischi (e dei costi) di una bocca trascurata e viziata (abitudini viziate e disfunzioni dei muscoli orali). Un genitore consapevole saprà comunicare al bambino la necessità di fidarsi del medico, infondendo in lui tranquillità. Lo preparerà preventivamente, parlandogli con calma, di cosa succederà durante la seduta e potrà rassicurarlo del fatto che, dopo un po’ di disagio, starà meglio. Piccoli accorgimenti che possono preparare psicologicamente il piccolo paziente ed eviteranno così, da un lato, scene isteriche di rifiuto, che portano purtroppo all’impossibilità di effettuare i trattamenti o comunque a non effettuare il piano di trattamento con la giusta regolarità, e, dall’altro, perdita di tempo e denaro per i genitori. Aiutato da entrambi i genitori (che devono, se presenti, dimostrarsi sempre concordi davanti al bambino in seduta) l’odontoiatra, l’ortodonzista o l’ortognatologo potranno operare e comunicare efficacemente con il piccolo paziente: in questo, i risultati delle cure saranno apprezzabili in tempi soddisfacenti sia per la famiglia sia per gli specialisti”.

E se questa collaborazione richiesta dal bambino non arrivasse?

“Nei casi più complessi di bambini non collaboranti sarà bene intervenire in modo multidisciplinare per risolvere il problema, coinvolgendo, su diversi fronti: il pediatra, l’odontoiatra pedodontista, il logopedista e talvolta lo psicologo infantile”.