Come lo stress influisce sulla salute del sorriso?

La continua evoluzione del sistema socio-culturale in cui viviamo ci porta a una costante ricerca di adattamento a ritmi ed esigenze sempre più incalzanti. Il risultato è spesso evidente nelle nostre bocche. Non solo carie. Il nostro sorriso è messo ogni giorno a dura prova dallo stress che ci fa, letteralmente, “stringere i denti”!

Il dottor Oscar Arnaboldi, specialista in Chirurgia Odontostomatologica della Smart Dental Clinic di Gruppo ospedaliero San Donato, operante all’IRCCS Policlinico San Donato, affronta il tema del bruxismo. Inoltre, presenta la figura dello gnatologo che sempre più spesso lavora fianco a fianco all’odontoiatra e all’igienista dentale per preservare la salute del nostro sorriso.

Dottore, perché “stringiamo i denti” e non magari una mano? Questa cattiva abitudine ci sembra innocua ma, se sottovalutata, può compromettere non solo il nostro sorriso ma anche il benessere generale del nostro corpo?

“Il corpo umano compensa il bisogno di essere sempre performanti ma il prezzo da pagare si manifesta in modo inaspettato. Il bruxismo è una parafunzione che consiste nello stringere, serrare o digrignare i denti: è presente, soprattutto, durante il sonno nei periodi di maggiore stress o tensione. Rappresenta un modo differente di esprimere individualmente lo stress in determinate situazioni, analogamente al mangiarsi le unghie o all’agitare le gambe. Può comparire inoltre durante attività quali lo sport, l’alzare pesi o lo scrivere al computer”.

In che modo queste tensioni che accumuliamo durante la giornata si riversano nella nostra bocca?

“Lo stress si manifesta sotto forma di digrignamento bruxismo rumoroso-orizzontale oppure di serramento forzato bruxismo silenzioso-verticale ovvero la tendenza a stringere con forza eccessiva i denti. Nel caso di bruxismo rumoroso, chi ci ascolta nel sonno è in grado di dire se dormendo si produce ‘rumore di denti’. Nel bruxismo silenzioso, il soggetto si sveglia alla mattina con una sensazione di denti ‘che stringono’ molto”.

Ma chi stringe i denti ne è consapevole?

“Non sempre. La maggior parte delle persone sono inconsapevoli di soffrire di bruxismo, se questo si verifica durante la notte; le fasi del sonno coinvolte sono generalmente quelle in cui non si sogna. Il digrignamento raramente arriva a compromettere la qualità del sonno inducendo il risveglio”.

Quali sono i campanelli d’allarme che dovrebbero farci pensare di ricorrere a una visita dallo gnatologo?

“Sono molteplici. Cefalea e mal di denti al risveglio, dolori facciali e alle tempie, affaticamento dei muscoli masticatori oppure sensazione di orecchio ovattato e fischi. Inoltre, gli specialisti possono osservare lo spostamento dei denti, faccette di usura e abrasioni dello smalto, lesioni alla lingua e/o alle guance, ingrossamento dei linfonodi del collo, riduzione della lunghezza dei denti anteriori. Quando gli episodi sono sporadici non deve spaventare; tuttavia, se perdura nel tempo e se subentrano tutte le problematiche sopra esposte, è bene eseguire un controllo dal proprio odontoiatra”.

Quali sono le cause del bruxismo?

“Sono di due tipologie. Le cause primarie del bruxismo sono l’aumento dello stress emotivo, la malocclusione o lo sviluppo (si riscontrano in soggetti privi di specifiche patologie).  Le secondarie si riscontrano in pazienti affetti da patologie neuropsichiatriche o a seguito dell’impiego di farmaci (antidepressivi, antipsicotici) o di sostanze stupefacenti”.

Esistono cause genetiche o sono tutte di tipo psico-sociologico, legate cioè allo stress accumulato che si riversa nella nostra bocca?

“Si riscontra in misura ridotta in pazienti con patologie quali l’epilessia, il Parkinson e la malattia di Huntington, nelle quali vi è la comparsa di movimenti involontari che aumentano l’attività dei muscoli masticatori”.

È vero che il bruxismo ha a che fare con il nostro modo di camminare o stare in piedi?

“Esiste una correlazione tra il modo in cui appoggiamo i denti e la postura del corpo. Denti abrasi, precontatti e muscoli masticatori che lavorano male inducono la mandibola a fare degli scivolamenti errati, causando così una contrazione abnorme dei muscoli cervicali e del collo, nonché di tutta la catena del cingolo-scapolare, con un effetto negativo sulla postura del corpo”.

Colpisce uomini e donne in egual misura?

“Non esiste preferenza di sesso, può colpire alla stessa maniera sia donne sia uomini e in Italia il numero delle persone colpite è compreso tra i 15 e i 18 milioni: il 20% serra i denti da sveglio, il 10% dorme a denti stretti, l’8% digrigna mentre dorme. Le donne tendono a serrare i denti con maggiore frequenza durante il sonno, mentre gli uomini tendono a farlo da svegli”.

E i bambini, in che modo sono soggetti al fenomeno del digrignamento dei denti?

“Nei più piccoli, il fenomeno si presenta con una frequenza dell'88% come espressione di un disagio psicologico (le prime volte che si va all'asilo o a scuola, la nascita di un fratellino o il divorzio dei genitori, iperattività). Può giungere un bambino che digrigna mentre dorme e si presenta con i denti da latte consumati; raramente il piccolo si lamenta di avere difficoltà nella masticazione. Il cambio della dentizione con l’eruzione di un dentino, quando cioè spunta, può fare insorgere qualche episodio di bruxismo che poi regredisce spontaneamente. Se associato a sindromi varie, come nella Sindrome di Down, il bambino può digrignare i denti anche di giorno”.

Quali sono le conseguenze a cui va incontro una persona che digrigna i denti, magari inconsapevolmente la notte, e che non provvede a interrompere questo vizio? 

“Le strutture coinvolte sono i denti con il loro tessuto di supporto, i muscoli masticatori e le articolazioni temporo-mandibolari. L’usura dei denti provoca aumento della sensibilità agli stimoli termici, difficoltà alla masticazione e mobilità. Se prevale il serramento dentale, l’usura è minore, creando delle fratture dello smalto dovute alla pressione che coinvolgono anche le protesi e le otturazioni”.

Ci sono conseguenze anche su altri apparati? Delle correlazioni con altre patologie?

“I muscoli vengono attivati continuamente, soprattutto durante la notte, quando anziché riposare si affaticano e diventano dolenti. Ciò può estendersi ai muscoli del collo e delle spalle, dando origine a mal di testa, soprattutto al risveglio, accompagnato da una sensazione di non aver riposato. Si è più stanchi. La tensione a cui il muscolo è sottoposto non permette il normale afflusso ematico, affaticamento e dolori. Le forze si scaricano anche sulle articolazioni temporo-mandibolari, che si possono infiammare e diventare dolenti, oppure, possono andare incontro a dislocazioni del disco articolare con conseguenti schiocchi articolari nei movimenti di apertura e chiusura della bocca, deviazioni o limitazione dell’apertura della bocca, nonché comportare serie compromissioni a carico dell’apparato muscolo-scheletrico”.

Come curare il bruxismo?

“Nell’adulto è fondamentale intercettare il problema; come ausilio di protezione è indicato utilizzare un bite, cioè un dispositivo rimovibile personalizzato, generalmente in resina trasparente, che si inserisce sui denti, permettendo di evitare l’usura dentale riducendo così la sollecitazione ai tessuti di sostegno. Inoltre, questa mascherina trasparente migliora l’attività dei muscoli e i rapporti di carico masticatorio alle articolazioni temporo-mandibolari. La terapia prevede un’accurata diagnosi strumentale con il supporto di modelli studio, esame elettromiografico e radiografie specifiche”.

Da che età si possono trattare i più piccoli?

“Una prima visita è indicata all’età di 5 e mezzo/6 anni preferibilmente con lo specialista in ortognatodonzia al fine di effettuare una valutazione generale e ortodontica nello specifico”.

Consigli per salvare i denti e il nostro smalto dallo sfregamento?

“Noi di Smart Dental Clinic consigliamo di indossare dispositivi protettivi nella quotidianità quando si praticano sport di ogni genere (a eccezione del nuoto) e ricorrere a pratiche di rilassamento muscolare e psichico. La terapia al bruxismo, quindi, non consiste solo nell'utilizzo di una mascherina bite, ma in un approccio multidisciplinare con piani di cura mirati per ristabilire i corretti parametri ortodontici, protesici o restaurativi”.

Quanto tempo occorre per la cura negli adulti? E nel bambino?

“Ogni bocca è diversa, quindi una durata ‘media’ non esiste. La parafunzione (il bruxismo) in un soggetto sano che necessita solo di una mascherina protettiva, diurna o notturna, dura per sempre salvo che, ricorrendo a riabilitazioni con diversi specialisti, si riesca a risolvere la causa, specialmente nello stress emotivo. Nell’adulto che necessita di terapia riabilitativa protesico-restaurativa o ortodontica, la terapia può durare diversi mesi o anni. Diverso il discorso nel bambino nel quale, spesso, il fenomeno termina una volta completata la dentizione permanente o anche grazie all’uso di apparecchi e dispositivi ortodontici-ortopedici”. 

Quanto costa il trattamento al bruxismo? Il SSN si fa carico di parte di queste cure di Gnatologia?

“Generalmente, il SSN non si fa carico della parte relativa alla Gnatologia. Negli ambulatori Smart Dental Clinic il costo della visita privatistica (solventi) con studio della bocca e realizzazione di un bite su misura del paziente - che impedisca che i denti si rovinino aprendo la strada ad altre patologie del cavo orale quali le carie - varia tra i 500 e gli 800 euro, in funzione del tipo di mascherina”.

Esistono delle cure dolci e/o alternative da affiancare alla terapia del bruxismo suggerita dallo gnatologo?

“Certamente. Spesso i pazienti presentano problematiche muscolari alla regione del collo, della nuca, del tratto cervicale fino a estendersi alla spalla e alle scapole. Ai casi gnatologici deve essere associata la consulenza di osteopati e fisioterapisti che suggeriranno al paziente i migliori esercizi riabilitativi cervicali e masticatori, oltre a tecniche di stretching, di stiramento, di rilassamento, come lo yoga, la meditazione e il training autogeno, il pilates. Molto efficaci anche l’agopuntura e l’infiltrazione di acido ialuronico a livello delle articolazioni temporo-mandibolari (nei casi di disfunzioni algiche articolari). Per tutti è d’obbligo imparare la corretta postura da assumere nelle attività quotidiane: al computer, alla guida, a letto, nello stirare, nel portare gli oggetti e nel sollevare i pesi”.

Al bite occorre associare una terapia farmacologica?

“Dipende ovviamente dall’intensità del dolore percepito dal paziente; in fase acuta è possibile ricorrere all’ausilio di Fans (farmaci anti-infiammatori non steroidei) associabili a miorilassanti (rilassanti muscolari, ndr), o anche ad analgesici, per un periodo limitato da una a tre settimane”.

Cosa sono i miorilassanti e perché possono essere utili in Odontoiatria? Si possono assumere ad ogni età? Hanno delle controindicazioni? A chi sono sconsigliati?

“Sono farmaci impiegati per ridurre la sensazione di dolore e lo spasmo muscolare. Sono ben tollerati anche per periodi prolungati, e si usano in fase acuta, coadiuvandoli con la terapia fisica e un adeguato riposo. Ma come mettere a riposo la bocca? Nel caso della muscolatura masticatoria è pressoché impossibile da realizzare, visto che questa interviene anche nei semplici atti della deglutizione. Gli effetti collaterali sono sonnolenza (sedazione), vertigini, disturbi all’apparato gastrointestinale. Per i soggetti affetti da fibromialgia, i miorilassanti sono estremamente utili, dal momento che riescono a favorire il sonno notturno e abbassano il livello di rigidità avvertita generalmente al mattino. Possono essere assunti anche in età pediatrica, secondo le giuste cautele e raccomandazioni mediche”.

Gli ansiolitici, in quali casi vengono prescritti e da chi?

“La prescrizione di questi farmaci può essere fatta dall’odontoiatra solo ai fini della propria attività clinica (in caso di interventi chirurgici o in pazienti ansiosi che devono sottoporsi a cure odontoiatriche). Per terapie prolungate, agendo sul sistema nervoso, è consigliata la prescrizione del medico specialista”.